CAMPEGGIO CLUB VICENZA

IN CAMPER ALLA SCOPERTA DELLA TURCHIA
Non ci sono le palme in Turchia e nemmeno i cammelli. Ci sono i pioppi. Ovunque, lunghi filari ombreggianti, anche ad altitudini impensabili e nelle regioni più aride. Lungo le coste, le odorose pinete.
Non è l’illusione dell’Oriente che ci chiama in Turchia. Non c’è folklore nel disordine dei villaggi e delle affollate città; non ci sono né mollezza né torbidi intrighi negli Hamman o nei vicoli di Istanbul o negli occhi della gente.
La Turchia è la "Storia", incredibilmente lunga e ricca che si snoda lungo un periodo di diecimila anni; è la testimonianza variegata e composita di secoli e secoli di incontro – scontro tra Occidente e Oriente; è il grande teatro dove tutti i popoli si sono dati convegno ed hanno lasciato il segno.
Ma la Turchia è anche l’infinito degli orizzonti, il silenzio degli Altopiani, la selvaggia bellezza delle sue frastagliatissime coste.
Da Edirne alla Cappadocia
Per chi proviene dalla Grecia le possibilità di entrare in Turchia sono due. Oltrepassata Alexandroùpoli, ci si può dirigere subito verso Istanbul per la E90, oppure portarsi più a nord per la E85 fino alla piccola frontiera di Kastanies dove le procedure doganali sono più tranquille. Da qui la prima tappa del nostro viaggio è Edirne.
Edirne è in Europa, ma ha già tutti i caratteri delle città turche: bazar, case a sporto e un concentrato di antiche moschee tra le più belle del Paese, i cui sottili minareti svettano eleganti. Per la prima volta varchiamo la soglia di una moschea. Scalzi, a capo coperto e con le vesti lunghe. Siamo animati da un sentimento di curiosità ma anche di grande rispetto per questa religiosità che non si avvale né di immagini né di altari. L’interno, dalle perfette geometrie, ha cupole decorate a mo’ di tappeti e i grandi lampadari sono mille goccioline di vetro.Il parcheggio custodito nei pressi della Selimiye Cami permette la sosta anche notturna.
Da Edirne si raggiunge velocemente Istanbul per l’autostrada E80, poco transitata e dal fondo buono. Dall’uscita n° 13 si passa nella superstrada 100 che entra in città. Il nastro asfaltato che l’attraversa rivela una metropoli in grado di competere con le altre capitali europee: quartieri residenziali immersi nel verde, giardini, centri commerciali, scuole.
Dall’uscita Flory si costeggia l’aeroporto e si raggiunge il quartiere Atakoy dove è situato l’omonimo campeggio poco segnalato, che ha l’unico vantaggio di essere nelle vicinanze della fermata dell’autobus 81 che in una mezzora ci porta a Topkapi e a Eminönü.
Eminönü è il cuore pulsante della città, è la grande piazza dalla quale partono tutti gli autobus e tutte le strade, vi si affacciano le moschee e ha inizio il mercanteggiare dei bazar. Grigio è il colore della città vecchia: grigi sono i minareti e i tetti delle moschee, le case e le strade, grigie sono le donne nei loro rigorosi jalabyya.
Istanbul è il cordone ombelicale che lega l’Oriente all’Occidente, è la membrana semipermeabile che permette l’osmosi tra i due mondi. E’ sempre stato così nella promiscuità dei monumenti romani e bizantini, S.Sofia, la Grande Cisterna, S.Salvatore in Chora, l’acquedotto di Vaiente….., e ottomani come il Serraglio, la Moschea Blu e tutte le altre. E’ questo che rende la città inquietante e affascinante.
Con l’autostrada E80 si lascia Istanbul e ci si dirige verso Ankara attraversando povere periferie industriali. A Gerede si imbocca la E750 che, salendo fino a 1500 metri attraversa un paesaggio di montagna a grandi conifere.
Ankara è oggi quella immensa moderna metropoli di 5milioni di abitanti che Mustafa Kemal Atatürk volle come capitale, trasformando a suo piacimento una anonima cittadina posta al centro del Paese. Ma se si sale fino alla Cittadella e si volge lo sguardo alle alture circostanti, ci si rende conto di quella che doveva essere la vecchia Ankara: i colli vulcanici sono tappezzati da un brulichio di piccole case di legno colorato, addossate le une alle altre come per una difesa comune. Questo è tipico delle città turche, là dove il passato non è stato ancora cancellato dalle costruzioni della recente modernizzazione.
Ankara si visita per il Museo delle Civiltà Anatoliche, che è uno dei più espressivi del mondo per l’originalità delle sue collezioni di pezzi archeologici provenienti dall’Anatolia, dal Paleolitico all’Epoca Ottomana.
Ad Ankara c’è un campeggio situato a 15 km. a nord verso Samsun, ma si può sostare e pernottare comodamente anche nell'’Otocar Emek, parcheggio custodito posto ai piedi della Cittadella nel quartiere Ulus, di fronte all’entrata della grande area verde del Genclik Parki.
Gli Ittiti giunsero in Anatolia intorno al duemila a.C. dal Caucaso; si imposero sulle popolazioni locali per la supremazia militare data dall’uso del carro in guerra; alternarono fasi di espansione a periodi di decadenza finché scomparvero lasciando il posto ai Frigi. La loro capitale fu Hattusa i cui resti si trovano nei pressi del villaggio Bogazkale. La strada per raggiungerlo, la E88 con iniziali pretese di superstrada ha un fondo sconnesso ed è molto trafficata; con la 190 le difficoltà aumentano per i lavori in corso. Ma le fatiche sono ripagate dall’interesse e dalla suggestione del luogo.
I siti archeologici sono tre, di cui due, Hattusa la città e Yazilikaya il luogo di culto, sono vicini. Uno dopo l’altro i sassi parlano e narrano all’occhio attento di una città antica di duemila anni, con mura ,templi, regge. A Yazilikaya la suggestione è massima quando dalla fenditura della roccia emergono i rilievi di processioni di Dei, di animali sacri e di regine.
La sosta notturna è permessa dai "campeggi" ristoranti –Motel. Segnaliamo Kale Turistik Tesileri.
Proseguiamo per la Cappadoccia per strade secondarie dal fondo buono e dal poco traffico: 37 km. fino a Yozgat e poi per la D805 fino a Bogazliyan. I campi di grano brillano sotto il sole di luglio in una esplosione di gialli. Ci immergiamo nei silenzi e negli orizzonti dell’Altopiano Anatolico e raggiungiamo la "regione dai bei nomi", la Cappadocia
Dalla Cappadocia al profondo Est
La Cappadocia è dolce e aspra.. Questa meraviglia geologica è dovuta all’opera congiunta di vari fenomeni naturali. L’enorme quantità di cenere, pietre e lava riversati dal vulcano Erciyas Dagi che sormonta Kaisery è stata plasmata dall’azione paziente dell’acqua ,del vento e dei terremoti. Il risultato è un sorprendente campionario di curiosità geologiche: calanchi di bianca cenere, guglie e piramidi multicolori, funghi e cappelli di tufo in bilico su esili pilastri. Dove strati di maggiore durezza hanno protetto il terreno sottostante dall’erosione, si sono formati i Camini di fata sormontati da un cappello di lava.
È un paesaggio surreale che sembra uscito dalla matita di Mirò.
Fin dall’antichità il tufo tenero è stato scavato ricavando abitazioni nella roccia e sotto terra , permettendo insediamenti rupestri di comunità civili e monastiche, sicuri ripari dalle frequenti invasioni.
I villaggi (Zelve, Goreme, Cavusin…..) simulano nella loro architettura gli elementi tradizionali: archi, colonne, capitelli, cupole splendidamente affrescate. Le città sotterranee di Kaymakli e Derinkuyu, scavate su otto ,dieci piani con abitazioni, cantine, cappelle, sepolcri, silos, gallerie, indicano l’immensa capacità di adattamento e l’ingegnosità dell’uomo.
Questa zona, che sta diventando sempre più turisticizzata, è provvista di buoni campeggi, alcuni posti in posizione particolarmente favorevole come il Kaya dopo il museo all’aperto di Goreme, o il Panorama. Ma se si preferisce sostare all’ombra degli alberi di albicocco stracarichi di frutti zuccherini, si può optare per il Motel Camping Green a Cavusin.
Una sosta indisturbata è possibile nel parcheggio non custodito all’entrata della città sotterranea di Kaymakli.
Da Kayseri al Nemrut Dagi ci sono circa 500 km. La strada procede diritta tra sali e scendi e attraversa una interminabile steppa. È la 300, poco transitata e dal fondo un po’ sconnesso, che ci porta verso Est. Il paesaggio brullo è di una bellezza che mozza il fiato. Si sale fino a 1930 m. Nelle valli i paesi sono le macchie verdi degli alberi di albicocco i cui frutti vengono stesi al sole come grandi fazzoletti arancioni sui tetti delle case o nei campi.
Procedendo in direzione di Adiyaman la strada si inoltra tra i monti dalle inspiegabili colorazioni delle formazioni rocciose e costeggia corsi d’acqua fiancheggiati dai pioppi.
Si raggiunge Kata sull’Eufrate e si sosta nel campeggio hotel Zeus, da cui partono all’alba e al tramonto i pulmini delle escursioni al Nemrut Dagi.
Il Nemrut Dagi con i suoi 2150 m. sovrasta il Tauro. Sulla sommità, in uno scenario grandioso, Antioco I Epifane, convinto della sua natura divina, fece costruire nel primo secolo a.C. uno Hierotesium, un gigantesco tumulo di pietre che dominava un santuario articolato in tre terrazze orientate a nord, est e ovest. Era la sua tomba che doveva competere in maestosità con le piramidi.
Sono rimaste colossali figure scolpite nella roccia, le cui teste dai volti bellissimi rotolate a terra sono dei , eroi, animali fantastici e assumono al sorgere e al calare del sole colorazioni di grande suggestione. È una esperienza indimenticabile.
Si riprende il viaggio per la 875 verso il confine con la Siria.
Harran dalle tipiche case di fango a trullo è un sito importante, anche se non si direbbe visitando le rovine in abbandono della più antica moschea dell’Anatolia e dell’Università islamica. I bimbi ci corrono incontro a frotte; i ragazzi si offrono come guida; hanno grandi occhi espressivi su un volto bizantino.
Urfa è una città speciale. È bella, con la Kale che domina incontrastata il Gölbesi con le moschee e il parco; è storica, per lei sono state combattute due crociate; è raffinata, nella sua architettura orientale in cui affondano le radici alcuni elementi del gotico; è mistica, con i luoghi di pellegrinaggio dove uomini barbuti e donne nei chador neri gettano cibo alle carpe sacre o si riuniscono presso la caverna dove secondo la tradizione nacque Abramo; è vivace con il suo intrigato bazar dove si vende di tutto.
A Urfa non ci sono campeggi, ma si può sostare nei parcheggi del centro custoditi 24 ore su 24.
Da Urfa ci si dirige verso Gaziantep con la 400 dal fondo notevolmente dissestato, ma poi l’autostrada E90 ci consente di raggiungere velocemente Adana, città di scarso interesse, ma dove è possibile sostare se necessario nell’otopark dell’Hotel Hilton.
Lasciata la costa, si risale in direzione Konya per la 330. Il paesaggio inizialmente montano lascia il posto
all’infinita, desertica steppa dove i villaggi dei pastori hanno il tetto di paglia e le pareti di fango biancastro.
Konya è troppo ordinata per essere turca. È una città notoriamente conservatrice, devota e profondamente mussulmana.
È famosa per l’ordine dei Darvisci danzanti, fondato dal poeta mistico Mevlana, la cui cerimonia di culto, una danza accompagnata dal suono malinconico del flauto., simbolizza l’ascensione spirituale verso il "Perfetto". Ruotando su se stessa l’anima prende coscienza dei propri limiti, esce dalla tomba terrena e raggiunge l’unione con Dio. In giorni prestabiliti i Darvisci si esibiscono al pubblico.
A differenza di quanto riportato in alcune guide, a Konya non c’è il campeggio, ma solo parcheggi custoditi nel centro storico.
Da Konya a Beysehir ci sono 90 km. di statale 330 tra brulle alture. È questa la regione dei laghi, specchi d’acqua anche vasti che variano di capacità in base all’andamento climatico. La salinità può essere così elevata da creare incrostazioni abbaglianti sulle rive.
A Beysehir ci si ferma a visitare la splendida moschea di Esrefoglu- Cami del 1298, unica nel suo genere per avere 39 colonne di legno di cedro con capitelli elegantemente scolpiti.
Lungo l’omonimo lago ci sono Motel che offrono campeggio, come il Marti Motel.
Ormai il desiderio di visitare i siti archeologici ci spinge verso la costa che raggiungiamo per la D695.
La costa da Antalya ai Dardanelli
Risalendo palmo a palmo le frastagliate coste turche da Antalya a Canakkale ci si rende conto di come esse siano di selvaggia bellezza, forse le più belle del Mediterraneo, ma di come stiano per essere soffocate da ondate di cemento e di degrado urbanistico.
La stupefacente concentrazione di siti archeologici sottolinea il ruolo storico che la penisola anatolica ebbe durante tutto il periodo ellenistico. La pax romana poi garantì un periodo di floridezza economica e di vivacità intellettuale, cosicché queste città raggiunsero dimensioni notevoli, si arricchirono di edifici monumentali, si abbellirono di marmi, statue, fregi e decori.
Ignorata Antalya, megalopoli di 1.500.000 abitanti, ci dedichiamo alla visita dei primi siti: Aspendos con il teatro romano di epoca imperiale perfettamente conservato; Perge dal grande stadio; Termessos che, aggrappata alle montagne, emerge in mezzo alla vegetazione lussureggiante; Side.
Da Antalya la D400 diviene costiera con belle pinete che lambiscono il mare. Tocca molti centri turistici con hotel e villaggi, posti inospitali per il plein air. I campeggi sono rari e brutti. Ci fermiamo all’entrata di Finike nel camping Nev Talia che ha il solo pregio di non essere affollato.
Dopo Finike la strada diventa dalle mille baie, molte delle quali accessibili solo dal mare.
A Demre si visitano i resti di Myra e la straordinaria serie di tombe rupestri Lice scolpite nella roccia a mò di casa. Dal vicino porto di Andriake si parte per l’escursione in barca alla Baia di Kekova dove, attraverso l’acqua cristallina si scorgono i resti della città sommersa e affiorano monumentali sarcofagi. Nel porto di Andriake è possibile poi una sosta tranquilla.
La strada costiera 400 prosegue verso Kas in una zona di grande interesse paesaggistico. In questa terra, abitata originariamente dai Lici, i reperti funerari spuntano nei campi tra gli olivi o tra le bancarelle di un mercato .
A Patara i resti del sito con teatro e necropoli sono in parte insabbiati e questo li rende ancora più suggestivi. Splendida è la spiaggia anticipata da alte dune dove si riproducono le tartarughe. Nel villaggio si può sostare sotto gli eucalyptus nel campeggio Medusa gestito da francesi.
Prosegue la visita dei siti archeologici. Xantos, da cui provengono le Nereidi ora a Londra; Letoon centro religioso ; Kaunos, le cui rovine sono raggiungibili con l’escursione dal porto fluviale di Dalyan. Mentre la barca scende lenta fra i canneti emergono nella falesia le Tombe Lice scolpite come grandi templi.
La spiaggia di Iztuzu è un’altra riserva naturale per la riproduzione della Caretta Caretta..È uno splendido luogo, perla della costa, dove la fascia sabbiosa delimitata da speroni rocciosi e verdi pinete separa il mare aperto dalle zone lagunari. In tutte le aree protette l’accesso è disciplinato da un ticket e da un orario (8 – 20). Non è possibile la sosta notturna. Si può pernottare a Dalyan nel parcheggio al porto.
Ci riportiamo all’interno per visitare Afrodisia e Pamukkale.
Afrodisia compete con Efeso per lo splendore dei marmi monumentali, il preziosismo dei fregi e la sublime bellezza delle statue.
A Pamukkale si può sostare nel parco archeologico naturalistico dove si trovano i resti di Hierapolis e le bianche formazioni calcaree che le hanno conferito il nome di "Castello di cotone".
Il Dilek Milli Parki (ingresso a pagamento dalle ore 8 alle ore 18) si trova a pochi km. da Kusadasi e comprende la montuosa penisola che si protende verso l’isola di Samo. Al limite del Parco si visitano le vestigia di Priene e Mileto. Oltrepassato il sito di Priene, là dove la strada che costeggia il Dil Golü finisce, c’è un posto incantevole, lontano dal turismo di massa, ideale per una sosta riposante. Si chiama Karine. Nella locanda Sahil si cucina il pesce e si serve il raki .È sul mare di una trasparenza inaudita che si infrange sul tombolo che delimita la laguna; vi si può sostare e pernottare.
Nei pressi di Kusadasi Efeso, bianca di marmi, è la città romana nel suo massimo splendore e attira migliaia di turisti.
Diretti ormai verso nord non si tralascia Smirne per il Museo etnografico (parcheggio) e il Bazar.
Abbandonata la D 550 in direzione Foca la strada costiera ci porta nuovamente in un paesaggio di incredibile bellezza nonostante l‘avanzare dei villaggi turistici. Qui vi si trovano campeggi spartani posti in belle insenature. Anche Ayvalik, molto turisticizzata, ha una posizione invidiabile nella baia con le sue ventitré isole. Il campeggio Ada, ben segnalato, ha servizi all’europea ed è confortevole.
Il territorio su cui sorgeva Pergamo, capitale della provincia romana d’Asia, è quanto mai impervio. Gli architetti greci e romani superarono questa difficoltà costruendo una città in verticale, con uno stupefacente teatro a strapiombo. In zona pianeggiante sorge l’Asklepleion, luogo di culto e centro terapeutico, la cui scuola di medicina raggiunse il massimo della fama quando vi operò Galeno.
La 550, trafficata e sconnessa, prosegue verso nord.
Oltrepassato il brutto centro di Kücükkuyn, una stradina sulla sinistra in 25 km. di percorso serpeggiante fra gli ulivi, costeggiando il mare, ci conduce ad Assos. Su di essa si aprono piccoli, dignitosi campeggi a terrazza: è il paradiso del camperista.
Assos è un luogo di rara bellezza e suggestione: il borgo e il sito archeologico di sasso nero vulcanico dominano il mare di fronte all’isola di Lesbo. Qui visse e operò Aristotele.
Proseguendo per la via costiera, si attraversa una Troade poco conosciuta e non turisticizzata. Le rovine di Troia, anticipate dalla ricostruzione del famoso cavallo, sono tappa obbligata.
A Canakkale ci imbarchiamo. La traversata dei Dardanelli è rapida e mentre nelle mente risuonano ancora gli echi dei versi omerici, siamo pronti a lasciare la Turchia.
Notizie utili
Strade
. La Turchia è dotata di una rete stradale abbastanza capillare. Le condizioni delle strade non sono sempre buone; alcune presentano buche e dissestamenti. Spesso l’asfaltatura grossolana crea disagi. La guida deve essere sempre attenta e prudente, risultando impegnativa.Campeggi
. I campeggi sono poco numerosi e non uniformemente distribuiti. Sono rari nelle località interne, dove il problema della sosta anche notturna viene risolto nei parcheggi custoditi. Sono maggiormente concentrati lungo la costa e in Cappadocia, dove se ne trovano anche dotati di servizi all’europea.Per un sintetico e utile riepilogo riassumiamo i punti sosta a ns. giudizio adatti alla sosta notturna:
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Edirne |
Parcheggio custodito nei pressi della Selimiye Cami |
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Istanbul |
Camping Atakoy |
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Ankara |
Parcheggio custodito all’Otocar Emek, ai piedi della Cittadella nel quartiere Ulus - In alternativa c’è un camping 15 km. a nord in direzione di Samsun |
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Yazilikaya |
Sosta nei parcheggi dei ristoranti – motel, in particolare segnaliamo il Kale Turistic Tesileri |
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Goreme |
Camping Kaya (presso il museo all’aperto) o il Camping Panorama – Oppure il parcheggio del Motel Camping Green a Cavusin; in alternativa anche il parcheggio incustodito all’entrata della città sotterranea di Kaymakli.- |
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Kata |
Camping-Hotel Zeus |
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Urfa |
Camping-Hotel Zeus |
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Beysehir |
Presso i motel lungo il lago, da segnalare il Marti Hotel |
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Finike |
Camping Nev Talia |
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Andriake |
Sosta tranquilla al porto |
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Patara |
Camping Medusa |
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Dalyan |
Punti sosta nel parcheggio del porto |
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Karine |
Nelle vicinanze di Priene, presso la locanda Sahil |
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Smirne |
Presso il parcheggio del Museo Etnografico |
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Foca |
Campeggi in belle insenature |
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Ayvalik |
Camping Ada |
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Assos |
Camping lungo la litoranea |
Carburante
. Il gasolio ha un costo simile a quello italiano; non ci sono problemi per il rifornimento.Moneta
. La lira turca non è stabile e risente di una continua inflazione. Bancomat senza problemiFrontiera
. Per entrare in Turchia occorrono il passaporto e la carta verde per il mezzo. È prevista una tassa di entrata pro capite (circa lire 30.000) . Le procedure doganali richiedono circa mezz’ora.Il nostro viaggio si è svolto in luglio (2001); abbiamo percorso in Turchia circa 6.500 km. in 30 giorni.
Biancamaria Natrella & Pierantonio Bevilacqua