CAMPEGGIO CLUB VICENZA
Raduno nazionale camperisti: Asiago 26, 27, 28 Giugno 2009 DIARIO DEL RADUNO “…….Mancavano pochi minuti all’assalto. Anche i 149 e i 152 avevano allungato il tiro e non sparavano più su di noi. Le nostre trincee erano state sconvolte. Delle vedette lasciatevi non fu trovata che qualcuna ancora in vita. Ma, nelle trincee e nei reticolati nemici, immense brecce aprivano il passaggio all’assalto. Il mio battaglione s’era ammassato in trincea. Io vidi la 5^ e la 6^ compagnia, seguite dalla 7^ e dalla 8^, scavalcare le nostre trincee in massa, ed arrivare alle trincee nemiche. Anche il mio battaglione uscì immediatamente dopo, più a destra. Il 1° battaglione e un battaglione dell’altro reggimento della brigata avevano anch’essi occupato le posizioni nemiche, piene di morti”. (Emilio Lussu, “Un Anno sull’Altipiano”).
Noi abbiamo visto quelle trincee, abbiamo visto quei luoghi di morte. Ci è parso ancora di sentire l’odore acre della terra mista al sangue dei nostri soldati. Ci siamo immaginati i corpi riversi, a migliaia, morti per causa di una guerra crudele ed assurda. Abbiamo visto le fortificazioni che dovevano servire per una guerra veloce, una guerra tecnologica, durata invece poche settimane per trasformarsi poi in una guerra di posizione, di trincea. Forti costruiti strategicamente perfetti per dominare dall’alto tutte le postazioni ma strutturalmente deboli per resistere alle bordate nemiche. Anche allora, come oggi, si speculava sui materiali di costruzione. Leggete il libro di Lussu, lui questa storia….. l’ha vissuta. Questa storia, a noi, è stata raccontata. Anche chi già la conosceva non poteva rimanere insensibile alle spiegazioni e ai racconti di Vittorio Corà nella serata preparatoria alle visitazioni, con supporti e filmati originali di quel periodo. L’Architetto Corà assieme al Dott. Passarin sono i curatori del progetto”Ecomuseo della Grande Guerra”. Il colpo d’inizio della Prima Guerra Mondiale è stato sparato dal forte Verena, a quota 2019. Siamo saliti sin lassù con la seggiovia, aperta solo per noi. Quel forte evidenzia ancora, volutamente, quelle carenze strutturali che lo hanno fatto soccombere, dopo poco tempo, con decine di morti. Il forte di Campolongo sta dall’altra parte della valle; domina la Val d’Astico, accesso obbligato delle truppe austriache verso la pianura padana. Il forte è stato interamente recuperato ed è visitabile dopo una breve camminata attraverso il bosco. La montagna ha un fascino irresistibile specie se un coro di alpini intona le sue canzoni. La stanchezza della giornata viene dimenticata e subentra la commozione. Un rispettoso silenzio accompagna il susseguirsi delle cante, interrotte improvvisamente dall’ingresso del picchetto d’onore del 145° battaglione Sette Comuni: i valorosi “Diavoli Verdi”. E’ la ricostituzione, con divise ed armamenti assolutamente d’epoca, del glorioso e temutissimo battaglione di alpini. Ci hanno fatto l’onore delle armi!
Mattinata sullo Zebio. Ecco le trincee. Tutte rimesse in ordine. Anche i sacchi di sabbia e i reticolati sono al loro posto. Erano postazioni austriache. Davanti le trincee non vi sono ripari per gli assaltatori. Qui si sono consumati i più tragici e assurdi episodi del conflitto. Abbiamo avuto il privilegio di visitare questi luoghi ancor prima della loro inaugurazione ufficiale, accompagnati dagli Ingegneri e dagli Architetti che hanno curato e diretto tutti i lavori di tutela, supportati dagli storici di ambo le nazioni belligeranti. E’ l’inizio di un percorso tematico che mira al centenario della Grande Guerra. Noi siamo inseriti in questo contesto e il viaggio proseguirà il prossimo anno.
Più di 350 persone, provenienti da 41 province italiane, hanno partecipato a questo primo raduno sulla Grande Guerra, ospitate all’interno dell’aeroporto di Asiago. Purtroppo abbiamo dovuto limitare il numero dei partecipanti per ragioni organizzative. Per il prossimo anno è preannunciata una collaborazione più ampia da parte delle Istituzioni, favorevolmente colpite dalla nostra invasione….. Non facciamo anticipazioni…seguiteci. Dario Bressan |